sabato 28 novembre 2015

Ancora un omicidio a Chiasso

Moreno Colombo subito sul posto
La scena che si è presentata a chi, ieri poco dopo le 19, è sceso al secondo livello dell’autorimessa interrata del palazzo al civico 54 di corso San Gottardo a Chiasso, all’incrocio con via Valdani, era agghiacciante. Un cadavere steso bocconi in una pozza di sangue e, a poca distanza, quello che ad un fugace sguardo di chi, terrorizzato, si è poi velocemente allontanato, pareva un dito mozzato. Sul corpo svariate ferite, il cranio spaccato, chiaro segno di accanimento. Allertate da un’inquilina dello stabile in pieno centro che ospita numerosi appartamenti e uffici, oltre a una banca e un paio di attività commerciali, le forze dell’ordine sono giunte nella cittadina con un nutrito schieramento di uomini e mezzi. Per tutta la sera i poliziotti della Cantonale, coadiuvati da quelli della Comunale di Chiasso, hanno setacciato la zona, sia nel parcheggio sotterraneo sia nei dintorni in superficie, alla ricerca dell’arma del delitto e di tracce che possano rivelarsi utili nella ricerca del o degli autori dell’omicidio. Sul posto, oltre al medico legale, la Scientifica e la procuratrice pubblica Marisa Alfier, titolare dell’indagine. 



Chi ha ammazzato l’uomo trovato nel garage - un 73.enne svizzero che non risiedeva più da tempo, almeno ufficialmente, nel Paese - si sarebbe rapidamente dileguato. Con ogni probabilità, la vittima aveva posteggiato l’auto nella rimessa, dove ad attenderlo c’era chi l’ha aggredito. Toccherà all’inchiesta appurare il movente del delitto, oltre a dare un volto ed un nome al o ai responsabili. Un cane delle unità cinofile avrebbe fiutato alcune tracce di sangue in superficie, che potrebbero quanto meno contribuire ad individuare la via di fuga usata da chi ha compiuto l’omicidio.


Il corpo del 73.enne è rimasto sul posto fino a notte inoltrata e gli inquirenti non lo hanno rimosso così da non compromettere la scena del crimine e in maniera tale da raccogliere tutti gli elementi utili a stabilire le modalità dell’efferato delitto. Non è ancora chiaro con che cosa sia stato ripetutamente colpito e ucciso l’anziano. Inizialmente si parlava di un coltello, ma non è escluso possa trattarsi di un altro oggetto contundente (o un bastone o magari un martello). Diversi agenti, come detto, hanno a tal fine perlustrato tutta la zona e frugato nei cassonetti dei rifiuti.
Tutte le piste sono aperte. Tra di esse vi è quella del movente passionale, ma si indaga a tutto campo. In base ad alcune indiscrezioni, la vittima 73.enne avrebbe avuto una ditta nel campo tecnico-edile. Polizia e magistratura stanno scavando nel suo passato e nelle sue frequentazioni. La ex moglie risiede in un edificio che fa capo al parcheggio sotterraneo. Diverse testimonianze sono al vaglio degli inquirenti. Non è escluso che un ausilio alle indagini possa giungere dalle tante telecamere di sorveglianza posate all’esterno dei palazzi di via Valdani o da quelle del Comune che scrutano corso San Gottardo.

Come prassi in questi casi, subito dopo l’omicidio è scattato il dispositivo rafforzato di ricerca delle forze dell’ordine, con controlli più approfonditi delle persone in transito anche ai valichi doganali. Fino a tarda serata, però, non risulta che qualcuno sia stato fermato per il delitto.

Due fatti di sangue in poche settimane

Di certo, ora, vi è lo sgomento di cittadini e autorità comunali, ancora scosse per un altro gravissimo fatto di sangue, l’omicidio di un 35.enne portoghese in via Odescalchi, avvenuto l’8 ottobre. Sul luogo dei fatti, ieri, è arrivato anche il sindaco di Chiasso Moreno Colombo. Ovvi tristezza e smarrimento per quanto successo, «qui, in pieno centro», sotto il palazzo dove lui stesso lavora e a una cinquantina di metri da piazza Bernasconi e quindi da Palazzo civico e dalla chiesa parrocchiale. Un senso di impotenza ma anche di paura che pervade pure i cittadini che passavano sul Corso. «È inconcepibile – si è sfogato un passante – abito qui vicino e non so più che cosa pensare. La mia famiglia non si sente più sicura, ormai non sappiamo che tipo di persone girano da queste parti».

Fonte: Corriere del Ticino

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